martedì 25 novembre 2014

Il sub e il panettiere

L'altra sera in cucina, terminata la cena.


- Mamma?


- Dimmi nanetto (che a 5 anni, sempre mentre lavavo i piatti della cena - dev'essere un momento particolare in cui le varie congiunzioni astrali puntano su di me - mi hai esternato le tue perplessità sui tuoi subconsci)


- Il mio amico Samuele (altro nanetto di 7 anni) da grande vuole fare: il sub, il pompiere e andare nello spazio.


- Accipicchia, quante cose! Che ragazzo impegnato!


- Ma mamma, sono troppe! Non si possono fare tutti quei lavori insieme!!


- Beh, sì, in effetti... Ma sai le passioni...


- E poi fare il sub é pericolosissimo: vero che é pericolosissimo, mamma?


- Bah, si deve andare a scuola, studiare la tecnica, fare tanta pratica. Basta non andare da subito nella Fossa delle Marianne ...


- No, No, mamma, ma sei matta! Io da grande farò il panettiere!


E così dicendo, più rilassato, mi lasciava lì a riporre piatti in lavastoviglie e si avventurava impavidamente con il suo inseparabile coniglietto azzurro Pimpi sotto braccio verso il soggiorno.

giovedì 20 novembre 2014

Spirito natalizio

La pausa pranzo è spesso fonte di notevole ilarità:
un po' perché è l'unico momento in cui si può spettegolare trasversalmente tra i vari reparti, un po' perché noi si frequenta un ameno self service convenzionato (ahimè in esclusiva) che quando non tenta di avvelenarci, come minimo ci perplime con le sue bizzarre scelte gastronomiche.

Detto questo, oggi, finito di mangiare, mi sono staccata dal gruppo e sono andata a vagare allegra e spensierata per l'ipermercato lì vicino.

Ero lì, persa nei miei pensieri, tra pigiamini taglia 2/3 anni, fiocchi e carte colorate, pronta a farmi pervadere da spirito natalizio e a riempire il mio cestino di inutilità, quando ho udito la seguente conversazione:
Sciur: "Atento te, che l'è gemò Natal"
Giuinott: "Perché?"
Sciur: "Perché sa ta ma rumpet i ball, te fo su e ta spedisi a dar via 'l cul"

Mi rincresce che i lettori non avvezzi al dialetto brianzolo si perdano le delicate sfumature della nostra lingua, quindi a loro beneficio traduco:
Distinto signore: "Attento te, che è già Natale"
Giovane uomo: "Perché?"
Distinto signore: "Perché se maltratti le mie palle, ti impacchetto e ti spedisco a dare via il lato B"

Ora, capirete che tutto ciò ha nettamente smorzato il mio spirito natalizio.

Ghirotalpa

venerdì 14 novembre 2014

In compagnia di quattro aringhe crude

Mercoledì sera per coloro che abitano vicino alla ridente città di Monza é stata tutta un'avventura tornare a casa. La verde Brianza, invidiosa della sua lontananza al mare, ha deciso che era giunto il momento di provare anche quell'emozione. Così ha iniziato a chiamare a sé tutta l'acqua immaginabile, sia dal cielo che dal mondo sotterraneo e ... si é sommersa!


I suoi ignari abitanti si sono trovati lì per lì impreparati ma, dopo l'esitazione iniziale, si sono armati di tutta la pazienza e la voglia di avventura a disposizione e si son buttati nella mischia ... ophs, nell'onda.


Anch'io mi sono divertita un mondo a sguazzare sulla via del rientro e mi sono ricordata che in queste occasioni occorrono poche essenzialissime cose per dilettarsi ancor di più:


1. fare pipì prima di lanciarsi nella mischia;


2. portare con sè qualcosa da sgranocchiare per sopire sul nascere inutili quanto dannosi moti di nervosismo e impazienza verso l'Universo Tutto;


3. accendere la radio per non sentirsi soli.


Ce ne sarebbe un'ultima, ma é per pochi eletti:


portarsi in auto con sé quattro aringhe crude: no, non sono per placare attacchi di fame inconsulta. No, non é neppure per la compagnia, loro sono morte. La pipì non c'entra.


Non capite il motivo? Chiedetelo a Ms. G....


LaZia

mercoledì 12 novembre 2014

Le molte A

A noi capita spesso, e ieri era uno di quei giorni, che arrivate alla fine della giornata lavorativa ci guardiamo e leggiamo l'una negli occhi dell'altra la stessa spiacevole domanda: "ma per quale diamine di ragione ci siamo prese la briga di venire a lavorare oggi?"

A darci la piena consapevolezza della nostra inutile permanenza tra queste quattro mura è sempre Lui, l'unico uomo che io e LaZia "condividiamo": il Grande Capo, ovvero l'uomo dalle molte A.

Perché dalle molte A? Perché con gli anni abbiamo compreso che molte delle sua caratteristiche si possono spiegare con delle dirimenti A privative:

è Ataxofobico: terrorizzato dal disordine, dal benchè minimo oggetto che cambi posizione, che occupi uno spazio che prima era vuoto. I fogli devono essere perfettamente allineati, le penne nei cassetti, i raccoglitori nell'armadio.
Vietato mettere sulle scrivanie oggetti personali o anche solo un semplice portamatite: fa disordine.
Alla sera le scrivanie devono essere lasciate intonse, vuote, libere, come se nessuno le avesse mai usate. Ci concede di non staccare i telefoni, le calcolatrici, le tastiere e i mouse (questi ultimi due da poco, prima erano wireless e finivano nell'armadio con il resto.)

è Asimmetrofobico: osserva con disgusto tutto ciò che non è perfettamente allineato. Non tollera la vista  delle cose non perfettamente simmetriche. è capace di spendere centinaia di euro in cestini getta-carte e portaombrelli purché siano esattamente uguali e mantengano la simmetria.

è Acatartofobico: ha una tale idiosincrasia dello sporco da mettere dei "calzini" sulle maniglie delle porte di casa. Quelle dell'ufficio le apre coi gomiti, quando può, e non le richiude praticamente mai.
Davanti al suo ufficio ha preteso un tappetino a fogli adesivi usa e getta, di quelli che si trovano in ospedale prima delle sale operatorie.

è Anaffettivo: incapace di qualsiasi sentimento verso il prossimo suo, fosse anche un parente stretto, molto stretto.

è, ovviamente, Antipatico, ma proprio nel senso letterale del termine: ovvero completamente mancante di empatia.

Dopo 10 anni io e 12 anni lei, quando entra dalla porta ci basta uno sguardo per capire quale sarà la paturnia del giorno e arginarla il più possibile.
Ma mi chiedo, con tutto ciò: non abbiamo diritto all'assegno di accompagnamento?

Ghirotalpa

lunedì 10 novembre 2014

intelligenza emotiva

Ci sono tre uomini nella mia vita. Alt: non é un post da blog erotico.
Sono mio marito e i miei due figli: tutti inesorabilmente maschi.
Me ne sono fatta una ragione da tempo e con gli anni devo dire che non é così malaccio la convivenza anche se...

I "se" sono troppi e alle volte spaventano, anche alla luce della "word of the day" dello scorso venerdì scaturità così, con nonchalanche, dalla mente vivace della mia dirimpettaia di scrivania.

Ma lei è donna: in questo caso riveste il ruolo di dispensatrice di sapere eclettico. E sottolineo eclettico. Beh, lo devo ripetere? Lei é donna: e questa é tutta un'altra enciclopedia.

Ritornando ai nostri se, ai miei se non altro.
E se gli uomini fossero dotati di "intelligenza emotiva"?

Ghirotalpa mi ha risposto che sarebbero stati delle donne (questo concetto degno di Monsieur Lapalisse sembrerebbe non rendere giustizia a Ms. G, ma tant'è).

Se ne avessero almeno un briciolo?

Forse non penserebbero che hai bisogno di farti visitare da un medico quando fai presente che sei stanca perché la settimana lavorativa full time é stata intensa,
perché hai nel contempo portato avanti le faccende di casa senza intoppi,
perchè i compiti dei bimbi sono stati controllati e la lezione ripetuta,
perché ti sei ricordata di tutte le sacche di atletica, nuoto, catechismo, le merende, i buoni mensa, le firme sul diario,
perché hai torvato il tempo di farti la tinta e organizzare una cena messicana il sabato a casa tua per alcuni amici che venivano da voi per la prima volta (e lui fa il cuoco di mestiere!!!)

Loro però sono uomini, quindi:
il grande ti parla della sua gara di staffetta mentre si fa la doccia;
il nanetto ballonzola felice per casa perché come tutti i nanetti ama fare bisboccia con gli amici;
il "giovane" di ritorno pensa al tuo medico, anzi no un momento: come é finito a lodarsi per il suo impegno nel risparmio energetico??...
Ma sì anche questa é tutta un'altra Odissea!

Lei sola ti capisce anche se oggi domenica non é lì con te alla scrivania.
Ma lei é donna, donatrice sana di intelligenza emotiva.
Lei é Ms. G.

LaZia

blog a quattro mani

Prima di tutto una precisazione: questo è un blog a quattro mani.

Scrivo io: Ghirotalpa
E scrive lei, la collega che mi sopporta da 10 anni 10 (più di mio marito!): LaZia

Tanto per orientarvi... tanto lo so che là fuori siete meno dei ventuno lettori di manzoniana memoria, ma tant'è. Orientatevi!

Ghirotalpa

venerdì 7 novembre 2014

Da che parte cominciare? Da una valvola di sfogo.

A volte ci si chiede da che parte cominciare.

Io me lo domando ogni mattina, ma io sono una donna.
Lui non se lo domanda: lui agisce. Lui comincia sempre con un virile starnuto e una sana grattatina... e il più è fatto, ma lui è un uomo.

Se essere donna non è già abbastanza complicato, io sono anche una mamma.
Se essere una mamma non è sufficiente, sono pure una mamma che lavora.
Ah, per non farmi mancare niente, sono una mamma che lavora nella ridente Brianza: a "due passi" da Milano...

Quei due passi che bastano a:
a farti incasinare nel traffico ogni mattina;
a farti respirare schifezze come se abitassi in un attico in Corso Buenos Aires, ma senza le vie della moda sotto casa;
a farti chiudere in casa se piove due giorni di seguito perché si allagano tutti i sottopassaggi da qui a Legnano;
a farti aspettare treni così in ritardo che il giorno che lo prendi in orario scopri che è quello del giorno prima...

Mi fermo perché mi viene un po' di magone. Scusate.

So che tutto questo non lo leggerà nessuno, ma io e la mia collega (che è come me, ma di più perché di figli ne ha due e sono pure più grandi) abbiamo compreso che necessitiamo di una valvola di sfogo.

Dopo più di 10 anni di convivenza nello stesso ufficio, con lo stesso capo, con (quasi) gli stessi colleghi, con (sempre) gli stessi problemi, abbiamo capito che o andiamo in analisi oppure ci sfoghiamo.

Avremmo potuto trasformare il Casual Friday nel bloody Monday, ma non ci va di sporcarci, quindi eccoci qui: scriveremo e condivideremo su un blog le nostre frustrazioni.

Benvenuti!